Giu
23
Inserito da alfredo il 23 Giugno 2009
Antonio Cazzato è morto oggi in un terribile incidente d’auto sulle strade albanesi, fra Scutari e Tirana, dove hanno perso la vita altre quattro persone. Stava tornando a casa, nella sua Caprarica di Tricase.
Antonio era un ragazzo di 46 anni, umile, generoso fino al parossismo, che soffriva la vita con una dolce ingenuità.
Era umile fin dalla nascita, abbandonato dai suoi genitori naturali in un orfanotrofio di Lecce. Umile era la sua famiglia d’adozione con il padre Andrea dedito all’agricoltura e la madre Addolorata, Vata per tutti, punto fermo della forma tradizionale di famiglia. Antonio arrivò a Caprarica che aveva sei anni, non fu un gran studente (e come poteva esserlo?) e visse gli anni della sua adolescenza inseguendo tutti i sogni giovanili, soprattutto a cavallo di moto sempre più potenti, alla ricerca di amici sempre più sinceri. In realtà cercava anche la sua mamma naturale, cercava la legittimazione, cercava di conquistare tutti con la sua spasmodica voglia di fare.
Ebbe l’opportunità di lavorare nel calzaturiero negli anni ottanta e come tanti ragazzi delle nostre terre divenne “uno della manovia”. Inseguendo sempre sogni che espressi da lui sembravano barzellette, andò a lavorare in Romania, dove conobbe una bella ragazza e la sposò. Da lei ha avuto un figlio bellissimo, Andrea, e anche un doloroso divorzio.
Da anni era in Albania, dove aveva trovato un suo equilibrio: lavorava come esperto e controllore di una fabbrica di scarpe con mille dipendenti e si sentiva gratificato, fra le montagne di Scutari. Questo lavoro lo teneva lontano da Tricase, dalla sua famiglia, da suo figlio, ma stava bene in quella casa albanese, con i suoi amici emigranti. Condivideva la casa messa a disposizione dalla ditta con ragazzi come lui, gente abituata a lavorare per mantenere una famiglia, che ha accettato il mondo come luogo di lavoro, per lo stesso stipendio italiano. Un po’ una necessità, un po’ una fuga. Mi raccontava Antonio che lì, in quella casa, aveva trovato un po’ di pace, fra amici sinceri e tv satellitare, telefoni cellulari e pochi divertimenti.
Qui, nella sua Tricase, si sentiva da serie B, dove la sua piena disponibilità veniva scambiata per stupidità. Un mondo in cui i puri come Antonio trovano poco spazio: questo lui lo sapeva e aveva deciso di vivere lontano. Il nostro, un mondo convenzionale, poco aperto, settoriale più di quanto appaia, che esclude chi nutre sentimenti e accoglie chi sa ben mascherarsi.
Ogni volta che tornava a Tricase veniva a trovarmi, a raccontarmi qualcosa di sé e del suo lavoro. Veniva a casa a propormi una pignata di piselli cotta al fuoco da mamma Vata oppure un gelato a Tricase Porto. Io lo ascoltavo, e benché gli dedicassi pochi minuti, questo era per lui il dato più importante.
Di tanto in tanto, senza un motivo preciso, con il suo italiano incerto mi inviava dei messaggi al telefonino e capivo che quelli erano i momenti bui. Ne riporto fedelmente uno di poche settimana fa:
“Lo sai lo sei stato lo sei la mia guida. Grazie perché ti occupi di me mi sei stato accanto nei miei momenti difficili. Non dimentico così la nostra amicizia dal cospetto umano ti prego dammi cuella forza di continuità sono molto legato alla tua famiglia soprattutto alla mia sorellina e ai miei fratellini. Ciao da antonio”
In realtà non mi pare di essere stato la sua guida, né di aver dato tanto, avrei potuto come sempre in questi casi, ma evidentemente per lui era abbastanza avergli fatto fare il portiere di riserva nella squadra degli amatori con la maglietta che gli andava troppo lunga e averlo invitato qualche volta a pranzo ed essere stato lì per qualche minuto ad ascoltarlo mentre cercava di capire da che parte scappare, dove soffrire di meno, dove avere un approdo sicuro.
Venerdì, 19 giugno 2009
Alfredo De Giuseppe
Giu
21
Inserito da daniele il 21 Giugno 2009
Clicca il link del dattiloscritto del consiglio comunale del 28 maggio 2009
Giu
20
Inserito da alfredo il 20 Giugno 2009
Qui di seguito articolo apparso sul Gallo,
a firma Alfredo De Giuseppe
Adesso che le elezioni provinciali sono chiuse nel cassetto dei ricordi di decine e decine di candidati, che hanno quasi sempre vinto moralmente, possiamo analizzare con maggior raziocinio la sostanza dei messaggi, dei programmi e dei dati forniti a mezzo stampa dai candidati. Se lo avessimo fatto prima, ci saremmo trovati coinvolti nella bagarre politica, invece oggi siamo nella sede di un puro studio sociologico nonché linguistico, perché le idee si manifestano con le parole. Una semplice ricerca, quasi un gioco, per chi, come me, decide di fare apprendistato sulla nuova politica, qualcosa da mettere sotto braccio e portare con sé, per orientarsi.
I messaggi dei candidati Presidenti sono stati molto chiari: Loredana Capone: ci sono; Antonio Gabellone Il voto utile è tuo; Adriana Poli Bortone Presidente alla Provincia di Lecce. Come si vede in nessuno dei tre slogan elettorali appare il benché minimo risvolto programmatico, ma si punta come ormai si fa da anni ad una totale personalizzazione del consenso. Da notare infine l’uso dialettale “alla Provincia” piuttosto che quello corretto “della Provincia”.
Ma l’entusiasmo si coglie soprattutto in certi concetti portanti dei candidati consiglieri.
C’è chi la mette sul passionale: Pasquale Gaetani …la passione per il Salento al servizio dei salentini;
Luigi Mangione Una passione per la politica.Una politica per il Sud …oppure Luigi Ecclesia Esperienza e passione politica per costruire insieme…, dove obiettivamente, in tutti e tre i casi, la parte più interessante risulta essere nei puntini di sospensione, su cui ogni elettore potrebbe aggiungere quello che desidera, ammesso che lo slogan riesca ancora a suscitare un ultimo “spirto vital negli egri petti (Leopardi).
Poi c’è l’orgoglio. Se qualcuno avesse fatto un giretto su qualche dizionario, non cattolico per carità, lì l’orgoglio è considerato il peggiore peccato capitale, avrebbe scoperto che corrisponde principalmente ad un elevato livello di autostima, alla faccia di tutti! E così Giancarlo Coluccia può proclamare Una scelta di orgoglio, Michele Dell’Abate più lungo: Le elezioni del 6 e 7 giugno ci danno la grande opportunità di dimostrare l’efficacia e la capacità di rinnovare una Provincia, perché il territorio ha rappresentato da sempre un concentrato di idee, ma oggi più che mai ha bisogno di puntare sull’innovazione e sulla conoscenza per attivare processi di sviluppo e di rilancio. La dimostrazione che mettere insieme le parole più in voga non sempre racchiude un pensiero.
Qualcuno ha puntato sull’impegno, come Giuseppe Longo: il tuo sostegno ed il mio impegno per crescere insieme (vorrei far notare a tutti gli esperti di comunicazione che l’Accademia della Crusca ha stabilito che alla e di congiunzione non vada aggiunta la d, perché fa perdere forza alla seconda parte della frase congiunta) o come l’Ing. Luigi Riccardi: La scelta di un amico. Impegno, tenacia, concretezza, così come Lorenzo Daniele De Fabrizio: Un impegno per il Nostro Territorio, dove l’unica iniziale minuscola è nel sostantivo che inizia per i. Biagio Ciardo: L’impegno per il Salento continua.. Oppure Giovanni Siciliano: Impegno e disponibilità. Ma più completo è stato Mario Pendinelli: un impegno, il PATTO PER IL SALENTO con le cittadine e i cittadini in, dove l’in finale ha l’obiettivo di includere tutti, ma in definitiva esclude quelli che non capiscono l’inglese da sms e magari si aspettano la conclusione della frase con una sconceria, ma da generoso qual’è ha pensato di cogliere il lato un po’ snob che connota la gente di provincia, che ci tiene a frequentare posti in, fare vacanze in, eleggere candidati in, insomma sentirsi un po’ elettore in, far parte di un gruppo privilegiato, ma chi avrebbe deciso di non votarlo sarebbe rimasto irrimediabilmente out
In un momento di importanti salti della quaglia, c’è chi ha puntato sulla coerenza, come Ippazio Cazzato: Coerenza, serietà, passione e Gianni Sergi: Coerenza, Lealtà, Esperienza .
C’è chi lotta per il territorio: Rocco Sperti: Per l’identità territoriale sosteniamo il Sud Salento; Francesco Pacella: Il territorio, un progetto da condividere; il più esaustivo è stato Giuseppe Accogli che non ha scelto uno slogan breve, ma un’intera pagina di giornale fitta di presentazioni e programmi, con alcuni commi: io sono…io credo…io propongo…e poi manifatturiero, agricoltura, turismo e cultura, La Citta dei Servizi.
Ci sono comunque dei pay-off di una certa creatività: Donato Martella: Il futuro. Con te. Francesco Cimino: Il nostro territorio vale. Insieme per farci valere! Francesco Ferrari: Radici e futuro; Massimiliano Felline: Poveri illusi…un pazzo pensava di cambiare il mondo, come Gandhi, Einstein,Martin Luter King, Steve Jobs…ma il mondo non vuole essere cambiato…solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di voler cambiare il mondo, lo cambiano davvero…( frase tanto abusata da risultare vaga)
Ma un compendio lo ha fornito Biagio De Pascalis: Se c’è un senso in cui tutti quanti noi possiamo sentirci il risultato di un progresso, questo è l’essere diventati maturi per l’esperienza della pluralità. Il pluralismo delle idee e il pluralismo delle decisioni devono essere il motore per un migliore sviluppo economico e sociale della nostra Provincia. Da approfondire, in tutti i sensi.
Considerato che quasi nessuno dei candidati consiglieri qui citati è stato eletto, mi son posto il problema di quale slogan usare, a futura memoria, per chi volesse presentarsi alle prossime elezioni provinciali. Un concetto semplice, chiaro, diretto, legato al territorio, al suo dialetto italianizzato (come la Lega) e che dimostri passione civile e politica e alla fine è venuto fuori: Vorrei uscire alla Provincia senza punti esclamativi e puntini di sospensione…
Alfredo De Giuseppe
Giu
06
Inserito da alfredo il 06 Giugno 2009
Clicca il link del dattiloscritto del consiglio comunale del 25 maggio 2009
Mag
30
Inserito da alfredo il 30 Maggio 2009
Qui di seguito l’articolo apparso sul giornale “39° Parallelo”
Elezioni provinciali. Si parla tanto di eliminare le province e poi eccoci qui a dover scegliere fra ben 23 candidati, tante liste collegate ai tre candidati presidente da far pensare ad una proliferazione innaturale e probabilmente inarrestabile. Però vorrei fare una piccola considerazione: l’eliminazione delle Province sembrerebbe essere proposta da tutti per risparmiare sui costi della politica e fin qui siamo ai soliti proclami populisti. Se questo governo dovesse davvero varare una riforma del genere, poi troverebbe un sistema per creare un’altro ente che avrebbe gli stessi costi della Provincia, con un nome più bello e più dirondante, come ad esempio Territorio degli Ulivi Secolari, oppure Antica Terra dei Messapi, o meglio ancora Territorio delle Pietre Sofferenti. Piccola proposta: lasciamo le Province così come sono, diamogli più forza eliminando qualche ATO di troppo, qualche inutile Unione dei Comuni.
Elezioni europee. Ricordo perfettamente quando eravamo il popolo più europeista del mondo. Poi l’Europa ci ha imposto delle piccole regole, semplici e banali come quello ad esempio di avere i conti dello Stato in ordine. Poi ci ha richiamato al rispetto di alcune leggi fondamentali, come ad esempio la libertà d’informazione, il diritto ad avere un processo rapido, il rispetto dei diritti umani, la laicità dello stato e altre cose di questo tipo. E allora ecco emergere il nostro carattere anarcoide e anti statale: quindi l’Europa è la nemica da abbattere, ogni giorno, con sistematicità, goccia dopo goccia,. Lo sa bene il duo Bossi-Tremonti, che con la benedizione del Cavaliere, è riuscito a far individuare nell’Euro, nella maggioranza degli Italioti, tutti i mali dell’economia e del disagio sociale. Ricordo sommessamente che l’Euro e i suoi vincoli ci hanno salvato finora da un disastro annunciato, che all’inizio degli anni ’90 sembrava sempre più vicino. Ora una Sinistra Illuminata dovrebbe lottare ogni giorno per formare un vero Stato Europeo, lasciando ai vari parlamenti nazionali la dignità di leggi regionali, mai in contrasto con quelle europee. Un unico Stato europeo con un’unica tassazione, una lingua comune, una giustizia comune:questa si che è un’utopia per la quale val la pena lottare.
Multietnico. Il nostro Presidente del Consiglio ha detto che l’Italia non vuole essere un paese multietnico.Come consuetudine le sue dichiarazioni cercano di colpire la pancia molle degli italiani, i quali in effetti ormai pensano che una vita senza gli stranieri sarebbe di gran lunga più armoniosa e perfetta. Tali dichiarazioni accrescono il consenso elettorale e formano torme di razzisti pronti alle ronde e alle deportazioni di massa. Vorrei ricordare che l’Italia è per definizione un paese multietnico in quanto da sempre esposto alle dominazioni straniere, di popoli orientali e occidentali. Siamo stati crocevia del Mediterraneo che fino a qualche secolo fa era l’unica strada di comunicazione: ognuno di noi ha nel suo DNA una percentuale saracena, spagnola, araba, francese o africana. Negli ultimi sessant’anni abbiamo commesso l’errore di dimenticare questi passaggi, e incupiti e forse anche ringalluzziti da qualche quiz e qualche vittoria sportiva abbiamo pensato di essere i migliori. La nuova società che va formandosi, basata sul continuo spostamento di una moltitudine sempre crescente di persone, va reinterpretata, nuovamente studiata. Partiamo da un unico, indiscutibile presupposto: siamo quasi sette miliardi di umani e tutti vorremmo stare e meglio e godere un po’ di più anche dei beni materiali, o almeno magiare tutti i giorni.
Noemi story. La storia della diciottenne amica di Berlusconi ha fatto il giro del mondo, soprattutto per le bugie del premier. Un po’ mi dispiace per questa ragazzina, eppure lei è il paradigma della cultura giovanile degli ultimi anni. Il book a Emilio Fede, la televisione come unico successo percepito, la notorietà basata solo sul proprio fisico, la politica come scorciatoia finale. Tuttavia rimane una ragazzina, con la madre assetata di successo, con gli amici che guardano “Amici”, con in testa il Grande Fratello. La scuola non riesce da anni a creare modelli da emulare, qualcuno dovrebbe riflettere.
Alfredo De Giuseppe alfredegi@libero.it
Mag
23
Inserito da alfredo il 23 Maggio 2009
QUI DI SEGUITO ARTICOLO APPARSO SUL VOLANTINO
E’ una mattina di maggio un po’ombrosa, ma già calda quella del 15 maggio del 2009. C’è un microfono con un altoparlante, prontamente fornito dalla ditta Delta Service, vicino all’edicola di Gigi De Francesco. La storica edicola di Tricase, posta in un cunicolo del convento dei domenicani, che molti si ostinano a definire ex, con Gigi che ne è l’animatore social/culturale oltre che il titolare.
Gigi è sulla porta, a un metro dal microfono, lo vedo gesticolare come per dire “a che ora si parlerà?”. Le tre sedie di plastica bianca sono occupate come sempre da disoccupati e pensionati con turni che appaiono casuali e che invece si ripetono ininterrottamente per anni con la stessa cadenza, fino ad una provvisoria occupazione (sempre più rara) o alla definitiva dipartita dei convenuti.
Noi, intendo io, Antonio Attrotto e altri due, siamo lì, sulla soglia del bar Dell’Abate a commentare le liste delle elezioni provinciali di Giugno e a cercare di decodificare una politica altrimenti illeggibile, come in effetti è per la moltitudine di elettori che vota per motivi che le sono ancora incomprensibili, dopo decenni di suffragio universale. E’ il solito caffé delle otto, chiedo scusa per la ripetizione.
Infine associo l’impianto di amplificazione al 15 maggio che è il giorno della rivolta di Tricase e della morte di cinque poveri cristi e il ferimento di altri ventidue. Però il microfono è solo, in perfetta solitudine da più di mezz’ora. La cassa acustica è più piccola di quella della mia auto, la folla non è attesa.
All’improvviso in quel piccolo spazio si vede del movimento, arriva il Sindaco Musarò con la fascia tricolore. Via Toma è chiusa al traffico per rifare il basolato, c’è silenzio assoluto. Arrivano anche gli assessori, la presidente del consiglio comunale in un perfetto tailleur nero, e alla spicciolata cinque consiglieri comunali che casualmente erano convocati per una commissione consiliare. Ci sono anche i rappresentanti delle forze dell’ordine, noi rimaniamo sul marciapiede del bar.
Piccola prova microfono e il Sindaco comincia a leggere il suo discorsetto commemorativo. Brevi parole contro l’eccidio del 1935. Nelle parole di circostanza non c’è spazio per l’addentellato con l’attualità. Eppure in questi giorni il ministro Maroni usa toni da forzuto dell’ordine pubblico, specie nei confronti di immigrati, deboli e disoccupati; il primo ministro Silvio Berlusconi fra l’altro dice che non possiamo essere una società multietnica, raccogliendo il plauso generale (tutti dimenticano che siamo geneticamente multietnici e che le migrazioni e le differenze hanno salvato la specie umana negli ultimi milioni di anni); il leghista Calderoli vagheggia un aphartied di fatto su scuola, sanità, trasporti. Nel discorsetto di circostanza non ci può essere spazio per ricordare che quelle cinque vittime non stavano lottando in piazza per un’ideologia, ma semplicemente perché si era diffusa la voce della volontà delle autorità di trasferire il Consorzio agrario. Protestavano contro il rischio di perdere il lavoro e intanto gridavano “Viva il Duce”, nell’innocente considerazione di pensare il capo sempre buono e onnipotente mentre i suoi servitori incapaci e crudeli. Bisognava forse dire nel discorso di circostanza che la dittatura, qualunque essa sia, non porta mai da nessuna parte se non verso violenza e sopraffazione. Il fine ultimo di quella commemorazione deve essere questo, perché quegli eroi per caso siano il simbolo della difficile rincorsa verso una società più giusta, consapevole della sua stessa complessità.
Ma per fortuna le parole del Sindaco hanno la durata di un volo di piccione fra Palazzo Gallone e Chiesa San Domenico. Non ci sono scolaresche a riempire la piazza, spesso chiamate a far sembrare partecipato ciò che non è, non ci sono radio e tv, non ci sono giornalisti.
Ci siamo noi, sul marciapiede del bar, insieme alle autorità e alla giunta che tutte insieme fan dieci persone. Dopo un minuto tutti a offrire un caffé, con una pacca sulle spalle, mentre il titolare del service smonta il microfono e lo mette sul sedile della sua alfa romeo, Gigi lo guarda perplesso e i disoccupati delle sedie bianche sembrano indifferenti.
Maggio 2009 Alfredo De Giuseppe alfredegi@libero.it
Mag
06
Inserito da alfredo il 06 Maggio 2009
QUI DI SEGUITO L’ARTICOLO APPARSO SUL GIORNALE “BEL PAESE”
A FIRMA DI ALFREDO DE GIUSEPPE
Io, come tutti, rispetto i morti, rispetto la forza del terremoto e cerco di rispettare la legge. Ma tutto questo non mi impedisce di vedere e dire le cose che penso di fronte alle grandi catastrofi, così come di fronte alle piccole emergenze di ogni singolo paesello.
Abbiamo immaginato per l’Italia uno sviluppo tumultuoso e irrispettoso che alla fine penalizza tutti. Quando partecipo, quale consigliere di minoranza, alla commissione edilizia del mio paesello sembra che parli un extraterrestre se cerco di impedire, nel mio piccolo, altre catastrofi. Anche se a volte si tratta di piccole considerazioni di buon senso, il tutto sembra anacronistico rispetto a quanto si è chiamati a fare. Sembrerebbe che un amministratore non debba conservare, proteggere il territorio e il suo fascino, ma sia deputato o ad uno sviluppo selvaggio o al massimo a progetti che prevedano la ricostruzione. Se solo ci soffermassimo qualche minuto su l’impatto ambientale nella sua complessità e quindi anche estetico di ogni singola lottizzazione, forse daremmo un grande contributo al benessere globale della terra e quindi degli uomini che verranno.
Se analizzo la percezione della gente comune su questi temi, mi sembra di intuire che abbiamo poche speranze. Di fondo c’è una continua e pervicace sottovalutazione di ogni rischio ambientale collegato alla diretta opera dell’uomo. Del resto anche il nostro presidente del consiglio, tanto lacrimoso e compassionevole, ha lanciato un piano casa che sembrava l’architrave di nuovi abusi edilizi. E l’italiano medio, così umano di fronte ai morti, è già pronto a fare e disfare garage, bagni e salotti e in definitiva ciò che vuole per soddisfare le proprie frustrazioni tardo-consumistiche.
Di cosa ci meravigliamo? L’abuso edilizio e la sua conseguente sanatoria è stato il sistema migliore per la ricerca del consenso e contemporaneamente per mantenere alta l’ipotesi dello sviluppo. In questo senso tutti siamo colpevoli, tutti abbiamo chiuso un occhio davanti ad un’evidente bruttura, tutti abbiamo permesso l’abuso peggiore, tutti abbiamo ragionato in piccolo.
L’Italia, uscita dal secondo dopoguerra, era un Paese povero, con case prive di servizi igienici e di ogni comfort. E’ risultata inevitabile la rincorsa alla soluzione più veloce e più confortevole, seppur al prezzo di abbandonare i centri storici e di derogare sulle regole di sicurezza e di bellezza. Ma dopo dieci, al massimo quindici anni, come è avvenuto in tutti gli altri paesi europei, ad iniziare dalla distrutta Germania, avremmo avuto bisogno di una classe politica attenta e lungimirante che mettesse questi argomenti al primo posto.
Da quarant’anni abbiamo invece una classe politica che o non vede per ignoranza o ignora per convenienza.
In questi ultimi mesi, da consigliere comunale di minoranza e quindi necessariamente soccombente, ho sentito parlare di ampliamento della Maglie-Leuca con un attraversamento selvaggio delle residue campagne tricasine, dell’inutile ampliamento della Borgo Pescatori-Tricase Porto, di alcune lottizzazioni in zone alquanto “bagnate”; di faraoniche zone industriali, di porti tanto più grandi quanto più possibile. E mai nessuno che si chiede se ne vale la pena farle queste mega opere, e se non sarebbe meglio valorizzare al massimo quello che abbiamo, non solo in prospettiva turistica ma soprattutto per offrire il bello alla nostra gioventù, che nella sua disattenzione non si accorge delle schifezze, ma poi le assorbe, le fa proprie, le coniuga con il proprio pensiero e con il proprio stile di vita.
E allora, tanto per non essere tacciato di qualunquismo ambientalista, faccio le seguenti proposte, riferite con precisione a Tricase:
Insomma niente di strano: solo quello che normalmente si fa in altre nazioni e che nella nostra follia collettiva abbiamo ormai rimosso, dimenticato. Del resto non tutto è vero: stiamo vivendo in un Truman-show.
Alfredo De Giuseppe
Mar
21
Inserito da alfredo il 21 Marzo 2009
Nella mia funzione di consigliere comunale di minoranza ho partecipato lunedì ai lavori della II commissione in relazione al previsto ampliamento della strada che porta a Tricase Porto passando per la chiesa dei diavoli. Un dispendio di denaro e soprattutto un’altra bruttura sul nostro territorio. La commissione ha percorso a piedi la strada e spesso facevo notare ai miei colleghi la difficoltà di squarciare quei muretti, quelle pietre, quegli odori per la modesta utilità che ne potrebbe derivare.
Qui di seguito le foto della II commissione a passeggio:
Clikka sulla foto per ingrandire
Mar
17
Inserito da alfredo il 17 Marzo 2009
qui link con il completo dattiloscritto degli interventi del consiglio comunale di Tricase del 9 marzo 2009
clikka sul link per aprire il file
Mar
09
Inserito da alfredo il 09 Marzo 2009
COmune di Tricase Provincia di Lecce Settore 1° - Affari IstituzionaliServizio Amministrativo
Ufficio Segreteria - /gm
Prot.4249 Tricase, lì 03.03.2009
OGGETTO: Convocazione del Consiglio Comunale.
Consigliere Comunale
LORO SEDI
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE
Visto l’art.39 del T.U. sull’Ordinamento degli Enti Locali, approvato con D.to L.vo n.267 del 18.08.00;
Visti gli artt.56, 57 e 58 del Regolamento del Consiglio Comunale;
Con il presente;
CONVOCA
il Consiglio Comunale, nella Sala Consiliare, sita presso la Sede Municipale di Palazzo Gallone, in 1^ convocazione per le ore 16,30 di lunedì 09.03.2009, per la trattazione degli argomenti di cui all’allegato elenco.
La S.V. è invitata a partecipare.
Si fa presente che gli atti potranno essere consultati presso l’Ufficio di Segreteria.
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE
- Avv. Tina Ciardo -
ORDINE DEL GIORNO CONSIGLIO COMUNALE DEL 09.03.2009
INTERROGAZIONE A FIRMA DEI CONSIGLIERI COMUNALI C.ZOCCO, A. COPPOLA, R. INDINO AVENTE AD OGGETTO: “INTERROGAZIONE, AI SENSI DELL’ART.46 PUNTO 3 DEL REGOLAMENTO DI CONSIGLIO COMUNALE SUL TEMA “DESTINAZIONE DEI LOCALI DELL’EX TRIBUNALE IN VIA LUCUGNANO PER I SERVIZI DISTRETTUALI DELL’ASL”, CON RICHIESTA DI RISPOSTA NELLA PRIMA ADUNANZA DEL CONSIGLIO.
INTERROGAZIONE A FIRMA DEI CONSIGLIERI COMUNALI C.ZOCCO, A. COPPOLA, R. INDINO AVENTE AD OGGETTO: “INTERROGAZIONE, AI SENSI DELL’ART.46 PUNTO 3 DEL REGOLAMENTO DI CONSIGLIO COMUNALE SUL TEMA: “RIDUZIONE DELL’ORARIO DI RICEVIMENTO DEI CITTADINI DA PARTE DEL SINDACO“ CON RICHIESTA DI RISPOSTA NELLA PRIMA ADUNANZA DEL CONSIGLIO.
INTERROGAZIONE A FIRMA DEI CONSIGLIERI COMUNALI C.ZOCCO, A. COPPOLA, R. INDINO AVENTE AD OGGETTO: “INTERROGAZIONE, AI SENSI DELL’ART.46 PUNTO 3 DEL REGOLAMENTO DI CONSIGLIO COMUNALE SUL TEMA: “RITARDI NEL COMPLETAMENTO E NELL’INAUGURAZIONE DEL PALAZZETTO DELLO SPORT“ CON RICHIESTA DI RISPOSTA NELLA PRIMA ADUNANZA DEL CONSIGLIO.
INTERROGAZIONE A FIRMA DEI CONSIGLIERI COMUNALI A. DE GIUSEPPE E G. FORTE AVENTE AD OGGETTO: “INTERROGAZIONE CONSILIARE URGENTE CON RICHIESTA DI RISPOSTA NEL PRIMO C.C. UTILE SU: “OCCUPAZIONE IMPROPRIA DEI MARCIAPIEDI E PROBLEMI CONNESSI“;
DELIBERA DEL C.C. N.10/2008 AVENTE AD OGGETTO: “COSTITUZIONE E NOMINA DELLE COMMISSIONI CONSILIARI” – MODIFICA
APPROVAZIONE PROGETTO AI SENSI DELL’ART.16 COMMA 3° L.R. 13/2001 PER LAVORI DI SISTEMAZIONE A ROTATORIA DELL’INCROCIO TRA LA S.P. 335 CIRCONVALLAZIONE DI TRICASE E LA STRADA COMUNALE PER IL CIMITERO;
PIANO DI LOTTIZZAZIONE CONVENZIONATO COMPARTO L32 ZONA “PERGOLE” DEPRESSA DI TRICASE – DITTA CAMPI DONATO + 17 – APPROVAZIONE DEFINITIVA;
LOTTIZZAZIONE COMPARTO L34 – ALIENAZIONE TRATTO DI VIA TANUCCI – DETERMINAZIONI;
PRESA D’ATTO DEL VINCOLO CADUCATO SU DI UN’AREA SITA IN DEPRESSA DI PROPRIETÀ DEL SIG. MARTELLA DONATO;
APPROVAZIONE REGOLAMENTO PER L’ESECUZIONE DI LAVORI FORNITURE E SERVIZI IN ECONOMIA;
REGOLAMENTO COMUNALE PER L’EROGAZIONE DI SUSSIDI ECONOMICI ED ALTRE PROVVIDENZE;
REGOLAMENTO CONSIGLIO COMUNALE DEI RAGAZZI – MODIFICA;
ART.2 COMMA 28° DELLA LEGGE 24.12.2007 N.244 - DETERMINAZIONI;
ORDINE DEL GIORNO SU: “DENUCLEARIZZAZIONE REGIONE PUGLIA”
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE
AVV. TINA CIARDO